giovedì 23 settembre 2010

Rumorosa Oscurità



Ed eccoci al primo post dedicato alla musica, o al rumore a sentire alcuni.

Nella mia ormai lontana adolescenza un gruppo che lasciò il segno nelle mie intonse orecchie furono indubbiamente i Dimmu Borgir e il loro Enthrone Darkness Triumphant. Le sonorità potenti e cattive mi attirarono subito e ascoltai quel CD decine di volte. E lo ascolterei ancora. E ancora.

I successivi lavori della band non mi colpirono, forse per via della formula cosi difficile da ripetere senza il rischio di fare solo brutte copie, ma fatto fu che mi dimenticai di loro. O perlomeno decisi di chiudere la pratica Dimmu Borgir al solo Enthrone. Fino a ieri.

Da qualche parte ho letto che l'ultimo lavoro dei Dimmu era un capolavoro e ho deciso che era tempo di dare una seconda chance alla band che in parte ha contribuito alla formazione del mio gusto musicale. Inutile dire che è stato un ascolto poco entusiasmante e che mi ha solo fatto venire voglia di risentirmi Enthrone.


La domanda che mi pongo è se sono io, ormai trentenne che non sono più capace di entusiasmarmi per un Album; oppure se ho dei preconcetti che mi impediscono di apprezzare un lavoro per quello che è e non per quello che si dice di chi lo ha fatto. O forse sono i Dimmu Borgir che tentano di ricreare un alchimia invece di avere il coraggio di provare nuove formule?

sabato 21 agosto 2010

tormentone estivo a fumetti

l'argomento più cliccato di quest'estate sembra essere (almeno per quanto riguarda il mondo (mai come in questo caso "oscuro") del fumetto, il rapporto che intercorre o che dovrebbe intercorrere tra autore ed editore.

In poche parole si parla di soldi.

Io cerco di mettere assieme un opinione ma sinceramente è più un analisi che un opinione.
Si parla tanto di sdoganamento del fumetto, della sua indipendenza in confronto ad altri media di intrattenimento e della propria ragione d'essere come forma d'arte.
Questo discorso non è certo iniziato quest'estate. Ne quest'estate finirà -spero- l'emancipazzione del fumetto, del fumettaro, del fumettista e di una terza parte coinvolta, non il Lettore ma L'Editore.

Non molto tempo fa gli autori di fumetti erano più operai che artisti. In linea di massima lavoravano a "mezzadria" e quindi non godevano del frutto del raccolto che loro avevano spesse volte seminato e fatto crescere o perlomeno cercato di recuperare o mantenere vivo. Queste collaborazioni erano spesso anche lunghe ma neppure questo significava niente di fronte ad un calo di vendite o ad un cambio di Trend. Questo sistema ha mietuto molte vittime e qualcuno si è iniziato a prodigare perché da questi errori si imparasse e non si ripetessero in futuro. Rivoluzione.

Verso gli anni 80-90 il mercato si rivoluzionò vedendo nascere una generazione di lettori più esigenti e l'apertura del mercato a realtà minori o lontane. Questa rivoluzione sembra che in Italia non sia mai arrivata creando vari paradossi del genere "fuga di matite" e simili.

Dal mio punto di vista la rivoluzione in Italia c'è già stata. Ma più che una rivoluzione economica è stata una rivoluzione culturale. Negli anni 70 il fumetto in Italia era Arte con la "A" maiuscola e ha affascinato oltre la gioventù che era figlia del boom economico e vedeva coi propri occhi il cambiamento sociale, la presa di posizione della classe media anche Grandi Artisti.
Questa Rivoluzione ha avuto come suo massimo esponente Andrea Pazienza. Quello che viene definito una "rock star" del fumetto.

Quello a cui voglio arrivare è alla situazione di oggi che poco ha a che vedere con quella che vide nascere Paz e diede il via alla vignetta satirica "di massa" in Italia. In fondo il fumetto non è che un susseguirsi di vignette legate da un filo conduttore.

Ora le vigente o "strip" non hanno una grande diffusione ne un grande seguito. Forse per l'abuso che se ne è fatto. Le vigente di Paz non erano solo satiriche avevano in loro uno stile grafico innovativo e sperimentale mentre ultimamente la satira è solo "satira" (con la "s" minuscola) e graficamente non si nota nulla di innovativo o perlomeno degno di nota.

Come il pubblico è la situazione è cambiato anche l'autore. Che non riesce più ad esprimersi attraverso la satira (o meglio, non trova modo per farlo) ma non vuol dire che graficamente non si sia evoluto, anzi. Questa evoluzione ha portato pochi vantaggi però anzi ha allontanato gli editori dal panorama fumettaro italiano e portando così alle varie invasioni di titoli "extracomunitari".
Ci si lamenta e si dice che i titoli nostrani ci sono, basta saperli cercare. Io un fumetto lo cerco in edicola in primo luogo o almeno così dovrebbe essere, perlomeno così è stato fino a pochi anni fa, (15? 20?).
Il mercato è in crisi ma ogni settimana ci sono almeno 2 (3-4?) nuove raccolte di fumetti "dimenticati" a prezzi che a parità di pagine in fumetteria ti sogni. La raccolta di Tex ha raggiunto vetta 180 se non sbaglio io non so ma se uno li ha comprati ogni settimana ci ha speso un piccolo capitale. Quella che da una parte sembra una svendita o un opera di divulgazione e di sostegno per l'arte del fumetto è una piccola macchina da soldi che sfrutta il tallone debole del fumettaro, il collezionismo.

Di tutto questo caos cosa ne abbiamo noi lettori o come nel mio caso anche aspiranti autori?
a mio avviso nulla. non nel breve periodo. Il fumetto tornerà nella sua nicchia, ma sarà una nicchia cambiata. Spero.

sabato 31 luglio 2010

Capitan America (morte e rinascita)




"Capitan America è morto, lunga vita a Capitan America"


Nel mondo incantato dei super-eroi la morte è qualcosa che prima o poi colpisce tutti. In un modo o nell'altro.
Ok, succede anche a noi comuni mortali ma la differenza è che noi almeno siamo vivi, e che i super-eroi, presto o tardi tornano. Sempre!

Non molto tempo fa, la morte per i super-eroi, era un modo per uscire di scena quando la testata non vendeva più. La morte arrivava frettolosa e provava ad essere dignitosa coinvolgendo lo sfortunato eroe in epiche battaglie dove si immolava, di solito, per la salvezza di uno o di molti o di tutti, una differenza di poco conto. Naturalmente quando nelle Grandi Case ci sono dei vuoti di idee si tende a rilanciare qualche super-eroe defunto e dimenticato cercando cosi, con la sua rinascita-resurrezione, di far sopravvivere una determinata testata.
Ma come poteva tornare qualcuno dal mondo dei morti? Allora gli autori si scervellavano con ipotesi assurde e macchinose. Si hanno così cloni morti al posto dell'originale, dimensioni parallele, viaggi nel tempo, lotte negli inferi, patti col diavolo etc. Di solito dopo il primo episodio il "ritorno" smette di essere un problema e si va avanti come niente fosse successo. Tranquillamente.

Poi c'è stata la guerra civile. Civil War. Eroi contro eroi. Una saga che ha cambiato il rapporto tra il mondo fitizio e la realtà. La sua estrema conclusione è stata quando Capitan America è morto. Una morte simbolica e reale avvenuta a tradimento prima che Cap subisse il processo per gli avvenimenti della Guerra Civile (lui era contro la registrazione e la sua fazione è stata sconfitta, o meglio, lui ha ordinato di deporre le armi e si è consegnato al capo della fazione opposta, Tony Stark, alias Iron Man, vendicatore e amico di Cap).
Questa morte, orchestrata da Mark Millar e scritta da Ed Brubaker, uno scrittore molto hard-boiled, ha fatto molto parlare sia per il suo simbolismo sia per la sua tragicità. Molti si chiedevano: -ma è veramente morto?- la risposta era sempre la stessa: -si, capitan america è morto-.
Sono passati tre anni, e ora siamo nel Regno Oscuro di Norman Osborn (alias Iron Patriot ora, prima Goblin) e Capitan America, il vero, il primo Steve Rogers sta per risorgere con la miniserie , sempre di Brubaker, Reborn.

Naturalmente.

Ma cosa rende questa morte e rinascita diversa dalle altre di cui accennavo all'inizio? Prima di tutto non è stata una morte dettata da necessità, far fuori Capitan America non è facile è un personaggio che vive da 60-70 anni e scusate se è poco. Poi non è stata affatto sconclusionata ne macchinosa. E' stato ucciso. Anche se la rinascita è fedele ai cliché dei viaggi del tempo e/o spaziotemporali ma a renderla diversa, a mio avviso, è il livello della narrazione, quella narrazione che sta facendo appassionare molti lettori verso il complicato e complesso mondo dei super-eroi.

domenica 25 luglio 2010

Shamo. Nato per combattere


Shamo è il nome di una razza di galli da combattimento ma anche uno dei fumetti più belli che ho letto.
E' un fumetto realistico, duro e a modo suo poetico, una poesia fatta di vignette che fotografano particolari dando un ritmo esatto alla narrazione per poi esplodere in immagini evocative.
I combattimenti non sono fatti da pose plastiche, sguardi cattivi, colpi segreti o altre cose tipiche dei manga "picchiaduro". Nelle vignette sono fotografati dettagli in rapida sequenza. Un piede che si sposta, un muscolo che si flette, una riflesso. Tutto questo senza la minima didascalia, poche onomatopee. Le poche parole durante i dialoghi sono i pensieri del protagonista che molto spesso si trasformano in immagini evocative.
La storia è molto complessa e le vicende si susseguono veloci e senza indugiare in ripensamenti, i cicli narrativi si chiudono violentemente e non lasciano entrare luce nel mondo oscuro di Rio Narushima.


Rio Narushima è il personaggio di questo manga sul karate, ma non è di certo un eroe anzi, la sua storia inizia con l'omicidio dei propri genitori, proprio da parte sua, in una calda sera d'estate. L'autore non indugia e il manga inizia a omicidio già compiuto. Rio si sentiva chiuso in trappola, soffocato dalla propria famiglia, senza via d'uscita. Si era reso conto che tutto quello che faceva, studiare per diventare il migliore della classe e aspirare ad entrare alla più prestigiosa università di Tokyo, suonare il piano, non lo faceva per se, ma per assecondare i desideri dei propri genitori. Questa consapevolezza lo ha portato al gesto estremo. Dalla strage si è salvata solo la sorella Natsumi Narushima a cui Rio è molto legato. Rio è anche convinto di aver liberato la sorella dal giogo familiare.

Rio è un ragazzo mingherlino, da studiose e le sue mani da pianista non hanno mai dato un pugno. Ne mai ne ha preso uno. In riformatorio, per quelli come lui, la vita non è facile. Il fatto che ha ucciso i propri genitori di certo non aiuta a guadagnarsi il rispetto e dalla prima notte subisce violenza da un gruppo di detenuti.
Non voleva subire il giogo dei genitori ma si trova a subirne uno ben più doloroso. Tutto questo ci viene raccontato con freddo distacco, l'autore non da spazio a riflessioni ne a facili morali. non nasconde la testa dentro la sabbia ma attraverso i suoi occhi ci fa vedere tutto il lato oscuro della vita.
E' in riformatorio che Rio conosce il karate e attraverso di questo inizia il suo cammino prima improntato sulla vendetta poi sulla sopravivenza.
Esce dopo due anni e si trova solo. I parenti hanno voltato le spalle a lui e alla sorella che ha espresso tutto il suo odio verso il fratello nell'unica visita che gli ha fatto dove le ha dichiarato che sarebbe andata a vivere in città e si sarebbe prostituita.
La prostituzione è anche il sostentamento di Rio. E' molto richiesto e ha modo di sfogare la sua rabbia facendo da guardia spalle per la yakuza. Fino a quando non vede combattere in tv Naoto Sugawara, un karateka che sembra avere tutto, soldi, fama successo ma nonostante tutto combatte come se ne andasse della sua vita. A vederlo Rio ha un illuminazione e si mette in testa di affrontarlo.
Varie vicessitudini portano Rio al duello finale sul ring del Lethal Fight. Dove alla fine perde andando Ko, svenendo in piedi, col corpo martoriato dai colpi pesanti di Naoto.

La storia continua ma la narrazione resta sempre distaccata e fredda, a volte allucinata.
Un manga davvero oscuro la cui publicazione è stata interrotta sia in patria (dove comunque è ripresa sotto un'altra casa editrice) sia in Italia dove invece è ferma al 19esimo volume in cui si vede l'entrata in scena dei Cani Neri, una specie di cellula dormiente della scuola di karate a cui appartiene Naoto Sugawara.
Come dicevo Rio è il protagonista di questo manga ma non ne è l'eroe infatti negli ultimi numeri lui non appare più, ma il posto di protagonista viene preso da Toma Takahara un ballerino che abbandona un fulgido presente per apprendere l'arte del karate e sfidare con lo scopo di redimere Rio Narushima.

In questo manga ci sono forti riferimenti alla realtà del karate in Giappone, degli interessi economici che ci sono dietro, dei produttori televisivi senza scrupoli, della yakuza

un manga a tinte forti ma che dipinge la vita dove vita non c'è.


venerdì 23 luglio 2010

voglia di horror (pt.3)


per spezzare un po la mia personale maratona di polizioteschi (quei film con inseguimenti riciclati, macchine che tornano nuove e un po di denuncia sociale -e qualche tettina-) ieri sera ho visto Blood and Chocolate,
devo dire che mi aspettavo un film malato di cannibalismo-vampirismo-erotismo (non so perché avevo questa idea, forse il titolo mi ha fuorviato o magari ho solo confuso recensione)
invece questo film parla di lupi mannari
va bene dico io "se magna!"
vedo dei ragazzi fare qualche mossa di parcour e ammetto che mi sono venuti in mente i salti (visti nel trailer) di Twilight ma senza effetti speciali spaparanzati. poco male penso,

il male invece c'era!
era celato in una lovestory tra umano e licantropo che ricorda tanto Romeo e Giulietta o senza scomodare i classici il già citato Twilight
e il cioccolato del titolo che c'entra?
semplice
la protagonista licantropa lavora in una cioccolatteria
e se questo vi sembra pretestuoso e fuorviante dovete sapere che la ragazza protagonista si trasforma in un lupo (ok è un licantropo)
in un lupo... Bianco!!!
ah e per dare al film qualche speranza di essere sequelato ci hanno messo in mezzo anche una profezia vecchia di 5mila anni.

un ultima cosa
la tipa-lupa si invaghisce di un artista squattrinato
romantico ok
ma il tipo si dimostra essere poco meno di un ninja con una certa pratica ad usare le armi da fuoco
e poi mi spiegate come un artista squattrinato pensa di arrivare a Parigi da Bucarest con una Maserati? con quel che costa la benzina???

ps, i lupi mannari li potete uccidere con un ciondolo d'argento, glielo poggiate sul collo e lui muore

bahhh


martedì 6 luglio 2010

KICK-ASS spacca!



Mark Millar è un fottuto genio! Va bene, forse sto esagerando con l'entusiasmo ma secondo me Mark Millar sta al fumetto come Tarantino sta al Cinema. I dialoghi ,ad esempio, surreali e volgari; le citazioni, il ritmo della narrazione. Sono tutte cose che fanno di Millar uno degli autori di fumetti più "cool" del momento. Assieme a B.M. Bendis ha dato vita alla nuova rinascita dei super eroi, l'Universo Ultimate di cui si è occupato principalmente delle prime due (fantastiche?) stagioni di Ultimates. Ma ha anche scritto il cross-over che ha rivoluzionato gli equilibri dell'Universo Marvel Classico: Civil War!

Lo Scozzese Millar è anche autore di Wanted (tradoto pessimamente in film) serie cattiva sui super eroi e dove inizia la sua analisi spietata, irriverente, divertente verso il mondo fittizio degli eroi in calzamaglia. L'ultima sua prova, in questo senso, è Kick-Ass! dove il nostro sovverte il principio che vige da un po' nel mondo dei comics supereroistici che tendono a portare la realtà nel mondo dei super eroi, lui, porta i super eroi nella realtà! Ma se in Wanted i super poteri e le altre finzioni tipiche di questo mondo esistono ancora in Kick-Ass c'è solo un nerd che non si accontenta di fare cosplay, ma si mette in testa di diventare il primo super eroe del mondo reale. Le cose non vanno esattamente come aveva previsto e si ritrova ben presto all'ospedale con un bel po' di ossa rotte. Nonostante tutto, una volta uscito riprende la sua opera di caccia al crimine e cosi incontra altri personaggi come lui (per come lui intendo demenziali, assurdi).
La trama è semplice ma ci sono numerosi colpi di scena davvero sorprendenti ma è anche divertente il gioco delle citazione che costantemente pervadono i dialoghi dei personaggi.
Anche di questo è in uscita un adattamento cinematografico ma come amante del fumetto credo che al cinema tutto questo risulterà finto, esagerato. Non fraintendetemi, anche il fumetto è finto ed esagerato ma cavolo quanto è divertente.

sabato 26 giugno 2010

le donne nei fumetti

stavo pensando di scrivere qualcosa sul ruolo delle donne nei fumetti ed è quello che farò ma mi permetto di ignorare Mafalda di Quino che non credo di riuscire ad inserirla nel contesto.

iniziamo

il fumetto generalmente viene inteso come una cosa "da ragazzi". Ma forse sarebbe più corretto iniziare a parlare al passato.

essendo una cosa da ragazzi il fumetto non dava molto spazio al gentil sesso. Ed è andata così per mooooolto tempo, cioè fino a quando nelle pagine dei fumetti iniziarono ad apparire le BadGirl. Come capostipite di questa specie alquanto pericolosa viene (unanimemente?) indicata Vampirella. E di certo non è un icona del femminismo. Fatto sta che nonostante tutto la procace vampira sia arrivata fino a noi e grazie a lei le donne hanno iniziato a frequentare il mondo dei fumetti.

In Giappone le cose invece vanno diversamente in quanto, gli amici del sol levante, hanno una cosa strana, utopica quasi, gli SHOJO cioè i fumetti per le ragazze!!! (impensabile). Quindi non è impensabile pensare che qualche ragazza che legge le sue avventure romantiche a fumetti sogni di diventare una autrice. Così abbiamo le Clamp, Rumiko Takahashi (che viene indicata come una delle donne più ricche del Giappone), Rioko Ikeda e tante altre che ad elencarle tutte si rischia di dimenticarne qualcuna. Quindi nel paese del sol levante le donne hanno un ruolo attivo nei fumetti e non rilegato a quello di "oggetto del desiderio".

Gli anni passano e i manga sdoganano in occidente e con loro un mare di nuovi stimoli culturali che esplodono letteralmente con gli Anime degli anni 80 che oltre ai robottoni virili ed eroici propongono anche storie romantiche e tristemente dolci. Fino ad arrivare alla seconda invasione. Sailor Moon e le sue guerriere alla marinara (niente a che fare con la Pizza) guidano una vera e propria invasione a tappetto, su tutti i fronti.
Ora non è strano incontrare ragazze (anche donne ormai) esperte di fumetti peggio di certi nerd-otaku e anche se in tono minore iniziano ad apparire anche da noi eroine dei fumetti, il primo esempio che mi viene è quello di Legs Weaver, comprimaria della serie fantascientifica Nathan Never e poi titolare di una sua testata nella quale iniziano ad apparire anche nomi di donna tra i titoli di coda.
Ora abbiamo Giulia (bellissimo giallo) ma abbiamo anche donne che diventano autrici di fumetti e che riscuotono un certo successo (niente a che vedere con le loro controparti nipponiche...) abbiamo Elena de Grimani, dany&dany, giovani donne che lavorano perlopiù per il mercato estero. Ma abbiamo anche Paola Barbato che oltre a scrivere bellissime storie per Dylan Dog (lui e le donne... un altro caso che dovrei approfondire, ma vi annoierei) è una apprezzata scrittrice di gialli.

Insomma viva le donne (yatah)