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sabato 19 ottobre 2013
Post cumulativo. Un paio di cose su un paio di cose
Ho rivisto “Lords Of Salem” dopo averlo visto al cinema. Con calma.
Rob Zombie ha tirato fuori qualcosa di diverso, meno splatter, più curato visivamente. Sicuramente Horror (con la H maiuscola). Ispirato agli horror satanici anni '70 con una fotografia debitrice sia ai film di quel periodo (gli esterni molto panoramici, sgranati) sia a Kubrick e la sua mania per le simmetrie e prospettive ordinate, asettiche, protagoniste.
In qualche modo sono però presenti varie firme tipiche del lavoro del regista. La psichedelia ha un ruolo più centrale ed è amalgamata con la storia e la narrazione mentre le creature grottesche sono presenti in maniera più massiccia (sono apparse di sfuggita nel suo primo lavoro nella figura del dottor Satana). A queste creature sono affidate le parti più horror in senso classico.
A differenza dei suoi precedenti lavori i personaggi sono meno sopra le righe, non c'è un Capitano Spolding e tutto il suo circo di psicopatici che tanto hanno fatto per il successo di Mister Zombi. Manca del tutto l'umorismo nero in pratica. Forse è questa mancanza che ha compromesso un po il successo del film. Certe scene potrebbero sembrare ridicole (le invocazioni delle streghe ad esempio), potrebbe sembrare una scena quasi dilettantesca. Le tre sorelle ricordano in qualche modo le Streghe di Eastwich, e servono ad alleggerire il film (anche se forse un po' più di peso a me non sarebbe dispiaciuto). In conclusione non il miglior Zombi ma neppure il segnale di una magia che si è interrotta. Go Zombi, Go!!!
Parliamo di fumetti.
Tiene banco da un po la figura di Roberto Recchioni e i suoi due principali lavori. Orfani (il primo bonelli a colori) e il rilancio di Dylan Dog iniziato questo mese (ottobre 2013) e destinato a durare un anno esatto alla termine del quale si avrà un “downgrade” del personaggio.
Orfani è presentato come una novità, un progetto coraggioso. Dalla lettura del primo numero però appaiono chiare due cose. La novità risiede solo nel colore e che il progetto non è così coraggioso. Le recensioni uscite anche prima dell'uscita in edicola mi hanno costretto ad una lettura col “coltello tra i denti”, ero pronto a notare i buchi di sceneggiatura che effettivamente ci sono. Ma magari nei prossimi numeri queste imperfezioni verranno spiegate ed appianate. Sinceramente non mi ha colpito poi tanto e l'ho trovato un po ingenuo. I disegni e i colori non sono particolarmente spettacolari e la paura che la qualità complessiva cali è grande.
Il vecchio Dylan invece resta il “vecchio” Dylan, nel bene e nel male. Non mi ha colpito per niente e ho trovato la storia poco chiara e forse altezzosa.
E' vero che queste due “nuove” uscite avranno spinto qualcuno degli gli ormai tanti disillusi dai Bonelli a tornare in edicola ma non sono sicuro che molti di questi rispetteranno l'appuntamento mensile con le due serie citate. Letture d'intrattenimento, nulla più.
martedì 6 novembre 2012
il sano esercizio dell'ultra-violenza
Io sono un fan dell'Ultraviolenza, di quella violenza gratuita, senza senso, fine a se stessa, denigrata ma, allo stesso tempo, morbosamente accettata. Molte volte questa violenza viene usata per attirare un pubblico in cerca di forti emozioni, senza troppo impegno. Di questa mercificazione e denaturazione della violenza, spesso mitigata da facili risate e battute a grana grossa come le tette delle protagoniste dei film (o dei fumetti) che promettono "more gore", sono meno entusiasta. Per me la violenza, l'Ultraviolenza, è un esercizio di stile e non solo un modo per shockare il pubblico.
Di violenza nei fumetti si è parlato da sempre e se ne è parlato a lungo e non sempre questo dialogo a portato soluzioni meno gravi del problema. Mi riferisco al periodo in cui la violenza nei fumetti era bandita. Batman smise di sparare e Cap America lasciava il lavoro sporco alla sua spalla. Questo tabù è ormai caduto e oggi si è arrivati alla spettacolarizzazione della violenza, la sua consacrazione. Batman, Wolverine e The Punishe sono i primi super-eroi a non essere totalmente buoni.
In tempi più recenti, Mark Millar è stato alfiere di questa nuova ondata di sangue e budella grondante dalle pagine patinate dei comic-book. In Giappolandia Ichi the killer e Shamo, ad esempio fanno scuola (ancora insuperato il primo, a mio avviso). Alla fine, quello ultra-violento è diventato un genere e come il new-metal hanno iniziato a farlo tutti.
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mercoledì 4 luglio 2012
in ritardo, Davvero
In ritardo come il mestruo di una ragazza isterica scrivo anche io qualcosa su Davvero la Web impresa tirata su da Paola Barbato. Dico in ritardo perché ormai sta per chiudere l'avventura on-line per passare, a Novembre, al formato cartaceo. Dico mestruo per la vignetta di Officina Infernale.
Onestamente io apprezzo il lavoro della Barbato sia come sceneggiatrice di Dylan Dog, sia come giallista e naturalmente sono rimasto sorpreso e alquanto perplesso all'annuncio di una sua Web-serie classificata (ma poi ritratta) come "shojo manga all'italiana". Non conosco gli shojo ma leggo abbastanza manga da aver provato un brivido di terrore a sentire quel termine usato da una giallista tendente all'horror come la Barbato (ma soprattutto da una sceneggiatrice affermata, insomma non la credevo capace di appropriarsi di un termine abusato che significa tutto o anche niente secondo da chi lo usa e in che contesto viene usato).
Davvero è un suo progetto personale ed è un fumetto che è stato pensato per essere un fumetto per ragazze (forse da qui il termine "shojo"). Da quanto ho capito Paola Barbato è una "sceneggiatrice per caso", essendo prevalentemente una scrittrice approdata in casa Bonelli dopo aver proposto un paio di racconti come soggetti. Naturalmente ha avuto a disposizione una decina d'anni di storie Dylaniate per affinare l'arte della narrazione sequenziale e quindi non la si può certo chiamare un'esordiente o una dilettante. Mentre esordienti e dilettanti sono i disegnatori e coloristi coinvolti nel progetto. Non tutti, ma per la maggior parte.
Tramite un tam-tam su internet (prevalentemente su Facebook), la Barbato ha raccolto per il suo progetto un buon numero di volontari. Partito come appuntamento settimanale si è ben presto trasformato in un doppio appuntamento per settimana.
Ammetto di aver letto solo le prime puntate all'inizio, visto che il tema trattato non lo trovavo interessante, solo ultimamente sono andato a recuperare gli aggiornamenti; dopo la recensione di "fumetti brutti". Ho trovato più interessanti certi commenti che non la storia in se. Interessanti perché molti criticavano la verosimiglianza con la vita reale (andando a fare i conti in tasca a Martina, l'odiata protagonista della serie) mentre altri si concentravano sulla qualità dei disegni.
Molte delle critiche sono state mosse a questo progetto per via della fama della Barbato e del fatto che per lei fosse facile attirare a se giovani volenterosi di farsi un nome o solo di farsi notare affiancando il loro nome a quello della Barbato. Altre critiche erano sulla discordanza del proclama che presentava Davvero come un progetto di fumetto realistico e innovativo, tralasciando quelle che accusavano dell'uso inappropriato del termine "shojo".
Nonostante tutto però il passaggio dal Web alla carta era, a mio avviso, prevedibile e anzi mi chiedo come mai non sia stato presentato direttamente dalla Bonelli. Anche se, a dire il vero, motivi ce ne sarebbero 100...
Davvero sarà pubblicato invece dalla Starcomics, casa editrice che prova a fare da contraltare allo strapotere in edicola della Bonelli, sfidandola con lo stesso formato e cercando di attirare a se nomi di rilievo come quello di Lucarelli o Stivaletti, vantandosi di produrre il nuovo made in italy... con risultati poco incoraggianti devo dire, anzi ... sicuramente non sarà Davvero a far cambiare i risultati.
Bisogna ammettere però che Davvero potrebbe essere visto come shojo. In un certo senso. Lasciando da parte i disegni, che di manga, a parte un episodio, hanno poco. I disegni infatti spaziano dal realismo stile bonelli a quello più disneyano tipo Witch per intenderci. Ma la storia potrebbe essere shojo. Magari non è pensata per le ragazze under16, pubblico un po ostico da coinvolgere in simili progetti e manca della componente fantastica che contraddistingue questo genere di produzioni nipponiche però ha qualche ingrediente che potrebbe dare motivo ad una simile definizione (ripeto, ritrattata) cioè amori giovani, un po irrequieti e equivoci. Sono di più, comunque, i punti che distanziano Davvero da uno Shojo o anche da qualcosa di simile, ibrido.
Il discorso Shojo è molto ampio, ben più ampio del discorso fattibile su Davvero. Alla fine risulta un esperimento riuscito anche se non gradito o acclamato all'unanimità. Certamente non è l'alba di un nuovo giorno per il fumetto italiano ma neppure il colpo di grazia. Bisogna riconoscere che Davvero ha dato la possibilità di apparire a un nugolo di aspiranti fumettisti e di confrontarsi con una produzione organizzata anche se a livello di autoproduzione, cosa da non sottovalutare. D'altra parte si è dimostrato che discorsi sul lavorare gratis o solo per progetti in cui si crede lasciano il tempo che trovano quando si ha la possibilità di partecipare ad un progetto di sicura diffusione e spinto da nomi di un certo peso nel fumetomondo. Magari questi esordienti resteranno passivi e non propositivi, operai del fumetto abituati ad essere gestiti e non a gestire e questo sarebbe brutto. Davvero!
mercoledì 2 maggio 2012
S.C.A.L.P.E.D.
"da qualche parte c'è una vampata di sangue e gloria che aspetta solo te " Agente Fallsdown a Dashiel Badhorse
Scalped è il fumetto che ho sempre voluto leggere anche prima di conoscerlo (e che un giorno mi piacerebbe scrivere).
Scalped è disperato e come molte storie disperate brillano di più quanto più è oscuro il contesto.
Scalped è squallido e reale tanto da sembrare un "Gomorra" all'americana dove "le vele" di Scampia cedono il posto alla bruttura della riserva indiana di Prairie Rose. Bruttura umana e sociale. Povertà, disoccupazione, alcolismo e tossicodipendenze, lotta sociale, corruzione e sciamanesimo sono gli ingredienti nel calderone di questo fumetto targatto Vertigo. Uno scenario senza speranza ne redenzione dove tutti hanno segreti da nascondere e molti sono disposti a tutto pur di tenerli sepolti.
Ho letto i primi tre volumi dell'avventura di Dashiel Badhorse e del suo ritorno a casa, la riserva indiana di Prairie Rose, feudo del boss locale, capo tribù e un'altra quantità di mansioni più o meno legali, Red Crow che si appresta ad inaugurare un casinò che dovrebbe portare dollari americani nella riserva e soprattutto nelle sue tasche. Ad opporsi allo strapotere di Red Crow è rimasta solo Gina Badhorse, madre di Dashiel e attivista per i diritti dei nativi americani, cosa che la ha portata diverse volte a scontrarsi con la legge (FBI compresa) con nefaste conseguenze. Gina non vede suo figlio Dashiel da 14 anni e ritrovarselo al servizio dell'odiato nemico (ed ex amico e compagno di lotta politica) Red Crow complica ulteriormente le cose e non aiuta il riavvicinamento tra madre e figlio.
La vita fuori della riserva non è stata certo facile per Dashiel ma non per questo è felice di tornare a casa. Il giovane Dashiel non è mai stato affascinato dai racconti, dai miti e dalle legende che sua madre gli raccontava e quando è dovuto andar via se n'è andato senza guardarsi indietro.
Nel primo volume, Nazione Indiana, assistiamo al burrascoso ritorno del figliol prodigo che si guadagna la divisa (e un posto da soldato cane) al servizio non della comunità ma del boss Red Crow che della riserva è il padre padrone. I metodi di Bad Horse non sono certo ortodossi ed è proprio per questo che piace al suo capo che non si può certo definire un gentiluomo. Anche per lui è chiaro che Bad Horse è come suggerisce il nome, un cavallo pazzo e lo sguinzaglia a fare retate in casalinghi laboratori di metanfetamina. Il primo volume è una galoppata in sella a questo cavallo e ci sono almeno due colpi di scena magistrali che complicano ulteriormente lo scenario di guerra. Nel primo scopriamo che Dashiel è un agente del FBI infiltrato nella riserva col compito preciso e specifico di incastrare Red Crow "con le mani sporche di sangue" e se il sangue dovesse essere quello di Dashiel... tanto meglio.
Nel secondo volume "Casinò Boogie" il ritmo cambia e sembra di vedere un film come li faceva una volta Quentin Tarantino. Infatti il tempo non scorre lineare nella narrazione e lo stesso avvenimento viene narrato da più punti di vista. I disegni di R.M. Guéra contribuiscono a dare a Scalped un aura Pulp che non dispiace, non di perde nei dettagli ne in virtuosismi tecnici di foto-realismo ma è molto incisivo e volutamente sporco. Uno stile che si sposa benissimo con la narrazione di Jason Aroon rivelazione del comic-dom americano).
L'unico difetto che si può trovare in questo fumetto è la scarsa reperibilità e il prezzo di copertina elevato a cui ci ha abituati la Planeta (senza parlare della cronica assenza di editoriali o del fatto che i volumi siano difficili da individuare in sequenza senza spulciare le note interne). Questo può forse scoraggiare il lettore meno avventuroso ma ripagherà ampiamente che cerca un fumetto alternativo, maturo, serio.
domenica 18 marzo 2012
ultimate End (?)
La seconda era dell'universo Ultimate è clamorosamente e drammaticamente giunta al suo epilogo. Ieri sera ho divorato gli ultimi numeri di Ultimate Spiderman e Ultimate Avengers (devo finire Ultimate Fallout che sarebbe il corollario e l'apertura della Nuova Era Ultimate) e la morte di Spiderman - Peter Parker è stato davvero un momento drammatico. In questo ultimo numero (il numero 13) l'artista delle origini dell'ultimate universe è tornato sulle pagine che aveva lasciato ad altri artisti (come la "nostra" Sara Pichelli che grazie al nuovo spiderman -non più Peter Parker- è balzata agli onori della cronaca... ma questa è un altra storia). Mark Bagley stupisce con doppie splash-page di notevole impatto, che contribuiscono a dare importanza all'evento che si svolge in poche pagine. Drammatico il coraggio che Peter dimostra nel combattere, nonostante allo stremo delle forze a causa di un proiettile che si è preso al fianco al posto di Capitan America, i famigerati Sei, suoi acerrimi nemici, capitanati dal Goblin - Norman Osborn. Gli sconfigge ad uno ad uno anche aiutato da una Zia May sempre più personaggio fondamentale e a tutto tondo, che spara al petto di Elettro, e dai suoi nuovi cugini-coinquilini alias Bobby Drake-Uomo Ghiaccio e Johnny Storm dei fantastici quattro, tutti e due sotto copertura.
Il dramma si consuma veloce, Peter va via sereno (evocativa l'immagine di chiusura di Quaseda che ritrae Peter e lo zio Ben allontanarsi insieme verso La Luce) lasciando una Zia May distrutta e una città commossa a partire dal direttore del Daily Bugle, l'arcigno J. Jonah Jameson che da poco aveva scoperto l'identità segreta e aveva iniziato a rispettare Spiderman, anche perché gli ha salvato la vita... L'unico che rimane impassibile è Nick Fury che nel mentre ha riottenuto il suo posto a capo dello S.H.I.E.L.D.
E dire che la seconda stagione di Ultimate Spiderman mi aveva trovato un po scettico per via di una certa perdita di maturità a una eccessiva "addolescenzializazione" delle situazioni. Questo finale è stato grandioso, al pari, anche se con meno implicazioni, della recente morte di Capitan America dell'Universo Classico.
Ora dobbiamo solo aspettare il debutto del nuovo arrampicamuri che già sapiamo avverrà e sapiamo chi sarà ma quel che interessa a me è il come avverrà e come la morte di Peter Parker (perché lui è morto, ma l'uomo ragno vive!) sarà metabolizzata dai comprimari della serie e dagli altri super eroi ultimate.
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| l'evocativa l'immagine di chiusura di Quaseda |
sabato 20 agosto 2011
X-Men Forever
Premetto che non sono un esperto di Storia Marvel. Mi sono avvicinato da poco al complesso e variopinto mondo dei super eroi in calzamaglia grazie a quel "Ultimate Spider-Man" uscito in edicola nei "Classici del fumetto - serie Oro". Da allora ho iniziato a frequentare l'ambiente dei super e, complice anche la recente invasione dei "cinecomics", ne sono rimasto affascinato, invischiato come nella tela del fatidico ragno. Questo per dire che io degli X-Men, quelli classici, non sono un esperto ma ho letto abbastanza editoriali per sapere che Chris Clearmont (o meglio X-Chris) ha scritto le pagine più importanti di questa testata. La Marvel, in uno slancio di generosità, ha dato la possibilità al rinnegato Chris di scrivere di nuovo per gli Uomini X e di farlo a modo suo. Ovviamente slegato dalla continuity.
Questo è "X-Men Forever", arrivato al terzo volume in Italia. Credo che sia un'operazione nostalgia bella e buona; nel bene e nel male. Tra dialoghi interiori delle tormentate protagoniste e sexy cattive antagoniste sembra davvero di leggere un fumetto di 20anni fa e neppure i disegni sono degni di nota. Non me ne vogliano gli X-Fans ma più vado avanti più mi accorgo che non tutte le ciambelle riescono col buco.
In definitiva questo "X-Men Forever" non ha un target di riferimento, gli adolescenti che trovavano intriganti gli X-Men allora, oggi hanno come minimo 30anni e la sospensione dalla realtà ha un limite, mentre gli adolescenti di oggi hanno altri interessi che vedere sexy eroine in calzamaglia e assistere a dialoghi interiori poco credibili.
E io perché lo compro?
un po di spoiler? Wolvie muore, la Bestia flirta con Jean "fenice" Grey, sabretoth diviene un membro degli X-men e si scopre (?) essere il padre dell'artigliato canadese. Tempesta tradisce e diviene la regina del Wakanda (dopo aver fatto uccidere suo marito Pantera Nera), Colosso è tornato nella madre Russia e sta con Natasha Romanov (aka Vedova nera) con gran dispiacere (e qui i dialoghi interiori si sprecano) di Kitty Pride...
mercoledì 20 aprile 2011
Fumetti ad ampio spettro
Si parla tanto di come le nuove tecnologie abbiano influito (più o meno negativamente) su musica e cinema. Il cugino povero del cinema, il fumetto, non è stato risparmiato da queste problematiche. Proviamo ad esaminare cosa abbia significato per il fumetto il doversi confrontare con le nuove tecnologie (che ormai tanto nuove non sono più).
Sicuramente Internet ha contribuito in maniera considerevole alla diffusione e all'esplosione del “fenomeno manga” ma allo stesso tempo è stato colpevole di diseducazione sul mezzo espressivo in generale. Da un lato abbiamo ragazzi che scaricano o guardano in streaming ogni serie che esca in Giappone, dall'altro abbiamo il solito dramma dell'editoria e tutte le sue conseguenze. In effetti l'influenza degli effetti della globalizzazione è simile a quella delle altre industrie di intrattenimento (musica e cinema).
Ma le differenze quali sono?
Ad esempio la diffusione in rete dei contenuti è molto diversa da quella raggiunta da film e musica. Mentre per la musica la differenza tra un mp3 scaricato dal mulo e una traccia di un cd originale è perlopiù irrilevante, infatti dipende da come si ascolta la musica e dall'impianto audio a disposizione, e per i film le differenze sono minime per quanto riguarda la qualità e, come per la musica, la qualità finale dipende da come si usufruisce del prodotto (TV, surround, lettore...). Per i fumetti, le scanslation, la qualità finale è dipendente direttamente da come viene digitalizzato il prodotto. Fare scanslation è un lavoro artigianale al contrario di musica e film dove la maggior parte del lavoro viene affidato al processore. Bisogna slegare il fumetto a singoli fogli, scannerizalo e poi rilegarlo nuovamente. Questo incide anche sul prodotto originale iniziale, cosa non da poco. Naturalmente non tutti fanno questo, così in rete si trovano tantissime scanslation che sono praticamente fotocopie e nulla più.
Il vantaggio è la diffusione che il prodotto può raggiungere grazie ad Internet. Fino ad un decennio fa la diffusione del fumetto era generalmente rilegata alle sole edicole e solo in una minima percentuale ai circuiti delle librerie specializzate limitando così di fatto gli orizzonti degli appassionati. Ora la produzione di pubblicazioni specifiche per il circuito librario non è più un limite alla diffusione. Anche per gli indipendenti la possibilità di vendere il loro prodotto direttamente sulla rete è un vantaggio non indifferente e possono raggiungere un visibilità che non era pensabile fino a poco tempo fa.
Ultimamente si parla di prodotti studiati appositamente per il mercato digitale, questo è stato già teorizzato da Will Eisner nei suoi manuali sul fumetto. Bisogna ricordare che Eisner non era un giovane ventenne quando scrisse le sue teorie sulla digitalizzazione del fumetto, ma era semplicemente Eisner, il padre del fumetto occidentale moderno.
Sicuramente Internet ha contribuito in maniera considerevole alla diffusione e all'esplosione del “fenomeno manga” ma allo stesso tempo è stato colpevole di diseducazione sul mezzo espressivo in generale. Da un lato abbiamo ragazzi che scaricano o guardano in streaming ogni serie che esca in Giappone, dall'altro abbiamo il solito dramma dell'editoria e tutte le sue conseguenze. In effetti l'influenza degli effetti della globalizzazione è simile a quella delle altre industrie di intrattenimento (musica e cinema).
Ma le differenze quali sono?
Ad esempio la diffusione in rete dei contenuti è molto diversa da quella raggiunta da film e musica. Mentre per la musica la differenza tra un mp3 scaricato dal mulo e una traccia di un cd originale è perlopiù irrilevante, infatti dipende da come si ascolta la musica e dall'impianto audio a disposizione, e per i film le differenze sono minime per quanto riguarda la qualità e, come per la musica, la qualità finale dipende da come si usufruisce del prodotto (TV, surround, lettore...). Per i fumetti, le scanslation, la qualità finale è dipendente direttamente da come viene digitalizzato il prodotto. Fare scanslation è un lavoro artigianale al contrario di musica e film dove la maggior parte del lavoro viene affidato al processore. Bisogna slegare il fumetto a singoli fogli, scannerizalo e poi rilegarlo nuovamente. Questo incide anche sul prodotto originale iniziale, cosa non da poco. Naturalmente non tutti fanno questo, così in rete si trovano tantissime scanslation che sono praticamente fotocopie e nulla più.
Il vantaggio è la diffusione che il prodotto può raggiungere grazie ad Internet. Fino ad un decennio fa la diffusione del fumetto era generalmente rilegata alle sole edicole e solo in una minima percentuale ai circuiti delle librerie specializzate limitando così di fatto gli orizzonti degli appassionati. Ora la produzione di pubblicazioni specifiche per il circuito librario non è più un limite alla diffusione. Anche per gli indipendenti la possibilità di vendere il loro prodotto direttamente sulla rete è un vantaggio non indifferente e possono raggiungere un visibilità che non era pensabile fino a poco tempo fa.
Ultimamente si parla di prodotti studiati appositamente per il mercato digitale, questo è stato già teorizzato da Will Eisner nei suoi manuali sul fumetto. Bisogna ricordare che Eisner non era un giovane ventenne quando scrisse le sue teorie sulla digitalizzazione del fumetto, ma era semplicemente Eisner, il padre del fumetto occidentale moderno.
sabato 11 dicembre 2010
Daimones Ex Tenebris by Dany & Dany

Stavo davvero aspettando con ansia questa uscita del duo della Dany. Dopo qualche auto produzione e vari successi all'estero Dany&Dany sono pronte per il grande pubblico italiano; e quale occasione migliore della Fiera di Lucca per presentare il loro lavoro?
Daimones è una storia di vampiri dal gusto classico e grazie a questa ambientazione temporale (metà 800) il duo da sfogo alla propria creatività disegnando con meticolosa perizia abiti, arredamenti, interni ed esterni tipici dell'epoca e sfoggiando un gusto estetico tanto caro agli amanti di (certe) storie di vampiri.
Dal punto di vista narrativo la storia si legge benissimo e presenta spunti interessanti come i Daimones appunto. Vampiri creati in laboratorio, tramite esperimenti crudeli e terribili, dai vampiri stessi in modo da vincere la maledizione tipica del vampiro classico, ovvero l'avversione alla luce del giorno. La creazione del super-vampiro si rivela alquanto difficile e molto contrastata dal vampiro “classico” che, spaventato dal potere di questi esseri, ne decretò la tragica scomparsa perseguitando tutti i Daimones esistenti. Si salvò solo uno, Aidan. Questa storia parla di lui e della sua presa di coscienza di essere diverso tra i diversi e per questo tremendamente solo.
Ma è anche un horror, anche se romantico, gotico. E' spettacolare come la prima sequenza vada ad incastrarsi con l'ultima dando un senso più ampio alla lettura e facendoci godere di più dell'esperienza di lettura appena finita e sperare in una sua prosecuzione.
Come dicevo, le Danys non si sono risparmiati nei dettagli e ogni tavola è tutta da osservare ma anche quando devono disegnare ambientazioni più moderne e scene ricche di azione non deludono.
In appendice la storia originariamente apparsa su un antologia a tema Vampiresco (vampiri appunto, ed absoluteBlack) che introduceva le tematiche di Daimones.
A proposito di antologie Vampiriche , nel secondo volume della suddetta antologia uscita quest'anno c'è una storia del Dinamico Duo (Dany e Dany) che dimostrano di sapere fare anche storie divertenti.
sabato 20 novembre 2010

Buffy e il buffyverso a fumetti
Il successo del telefilm di Buffy (l'ammazzavampiri) ha spinto la Dark Horse, nota casa editrice americana, alla pubblicazione di un progetto dedicato a Buffy e al suo universo. O meglio al Buffyverso. Nonostante questi progetti fossero supervisionati dal creatore della serie Joss Whedon non sono stati riconosciuti dai fans e dagli esperti come “canonici” cioè come parte integrante del Buffyverso presentato nella serie TV:
Principalmente si tratta di fumetti con storie singole o al massimo di un paio di episodi che si svolgono parallelamente alla serie TV. In Italia questa formula non ha funzionato e sono usciti pochi numeri dell'albo. L'intera serie è stata poi riproposta come cartonato da libreria nella quale venivano raccolti i vari episodi. Con la stessa formula sono stati presentati i fumetti “i racconti delle cacciatrici” e “i racconti dei vampiri”.
Altri fumetti sono stati dedicati a personaggi secondari della serie, Giles, Oz, ad esempio ma anche a Angel e a Spike. La maggiorparte di questi in italia resta ancora inedito tranne un volume che parla di Spike e Drusilla e delle loro avventure. Un altro interessante progetto (proposto in italia in tre volumi cartonati) è quello che riguarda “Fray” ovvero la cacciatrice del futuro. Inoltre ci sono anche fumetti che trattano della Buffy pre-Sunnydale. Insomma, come avrete capito su Buffy è stato detto tutto ma si continua a parlare della sua leggenda attraverso altri medium.
Oltre Fray e i volumi sui racconti delle Cacciatrici e quello dei Vampiri l'unico a venire ufficialmente riconosciuto dai fans è l'ottava serie di Buffy che come fumetto è quello ad avere il massimo valore vista la qualità della proposta, premiata dalle vendite e dal prestigioso premio Eisner nel 2008 (gli oscar dei fumetti). Inoltre ha lanciato il creatore di Buffy nello Star Sistem del fumetto americano ricevendo incarichi prestigiosi come il ciclo di avventure “astonishing X-Men” e una serie di “runaways”.
I volumi usciti in italia sono quattro, i primi due per la freebooks e gli ultimi, freschi di stampa, della edizioni BD.
I titoli dei volumi sono
La Lunga Strada Verso Casa
Nessun Futuro Per Te
Lupi Alle Porte
Un Mondo Migliore
Le copertine di questi fumetti sono disegnate da Jo Chen una vera Star nel Comicdom americano ma anche le pagine interne non sono male, molto moderne.
Rimangono inalterati la freschezza dei dialoghi e la loro scorrevolezza, qualità che ha fatto di Buffy un vero Cult.
Questi fumetti si propongono di continuare l'avventura di Buffy dopo la chiusura della Serie con la settima stagione.
Troviamo infatti non una sola cacciatrice ma un intero esercito di queste gestite da Xander da un ponte di comando in stile Star Trek (Xander è sempre nerd). Oltre alle cacciatrici che combattono il Male sul campo l'esercito ha a disposizione Haker e Mistici che danno supporto alla squadra d'azione. Insomma le novità ci sono, e i misteri anche. Infatti, durante un'azione di routine, la squadra di cacciatrici scopre delle vittime con uno strano sigillo...
Mentre sul luogo dove prima c'era Sunnydale e la Bocca dell'infero ora c'è un cratere all'interno dei quali l'esercito trova due sopravvissuti che hanno tutta l'intenzione di farla pagare a Buffy. E come se non bastasse, l'esercito stesso è intenzionato a smantellare l'organizzazione delle Cacciatrici.
sabato 21 agosto 2010
tormentone estivo a fumetti
l'argomento più cliccato di quest'estate sembra essere (almeno per quanto riguarda il mondo (mai come in questo caso "oscuro") del fumetto, il rapporto che intercorre o che dovrebbe intercorrere tra autore ed editore.
In poche parole si parla di soldi.
Io cerco di mettere assieme un opinione ma sinceramente è più un analisi che un opinione.
Si parla tanto di sdoganamento del fumetto, della sua indipendenza in confronto ad altri media di intrattenimento e della propria ragione d'essere come forma d'arte.
Questo discorso non è certo iniziato quest'estate. Ne quest'estate finirà -spero- l'emancipazzione del fumetto, del fumettaro, del fumettista e di una terza parte coinvolta, non il Lettore ma L'Editore.
Non molto tempo fa gli autori di fumetti erano più operai che artisti. In linea di massima lavoravano a "mezzadria" e quindi non godevano del frutto del raccolto che loro avevano spesse volte seminato e fatto crescere o perlomeno cercato di recuperare o mantenere vivo. Queste collaborazioni erano spesso anche lunghe ma neppure questo significava niente di fronte ad un calo di vendite o ad un cambio di Trend. Questo sistema ha mietuto molte vittime e qualcuno si è iniziato a prodigare perché da questi errori si imparasse e non si ripetessero in futuro. Rivoluzione.
Verso gli anni 80-90 il mercato si rivoluzionò vedendo nascere una generazione di lettori più esigenti e l'apertura del mercato a realtà minori o lontane. Questa rivoluzione sembra che in Italia non sia mai arrivata creando vari paradossi del genere "fuga di matite" e simili.
Dal mio punto di vista la rivoluzione in Italia c'è già stata. Ma più che una rivoluzione economica è stata una rivoluzione culturale. Negli anni 70 il fumetto in Italia era Arte con la "A" maiuscola e ha affascinato oltre la gioventù che era figlia del boom economico e vedeva coi propri occhi il cambiamento sociale, la presa di posizione della classe media anche Grandi Artisti.
Questa Rivoluzione ha avuto come suo massimo esponente Andrea Pazienza. Quello che viene definito una "rock star" del fumetto.
Quello a cui voglio arrivare è alla situazione di oggi che poco ha a che vedere con quella che vide nascere Paz e diede il via alla vignetta satirica "di massa" in Italia. In fondo il fumetto non è che un susseguirsi di vignette legate da un filo conduttore.
Ora le vigente o "strip" non hanno una grande diffusione ne un grande seguito. Forse per l'abuso che se ne è fatto. Le vigente di Paz non erano solo satiriche avevano in loro uno stile grafico innovativo e sperimentale mentre ultimamente la satira è solo "satira" (con la "s" minuscola) e graficamente non si nota nulla di innovativo o perlomeno degno di nota.
Come il pubblico è la situazione è cambiato anche l'autore. Che non riesce più ad esprimersi attraverso la satira (o meglio, non trova modo per farlo) ma non vuol dire che graficamente non si sia evoluto, anzi. Questa evoluzione ha portato pochi vantaggi però anzi ha allontanato gli editori dal panorama fumettaro italiano e portando così alle varie invasioni di titoli "extracomunitari".
Ci si lamenta e si dice che i titoli nostrani ci sono, basta saperli cercare. Io un fumetto lo cerco in edicola in primo luogo o almeno così dovrebbe essere, perlomeno così è stato fino a pochi anni fa, (15? 20?).
Il mercato è in crisi ma ogni settimana ci sono almeno 2 (3-4?) nuove raccolte di fumetti "dimenticati" a prezzi che a parità di pagine in fumetteria ti sogni. La raccolta di Tex ha raggiunto vetta 180 se non sbaglio io non so ma se uno li ha comprati ogni settimana ci ha speso un piccolo capitale. Quella che da una parte sembra una svendita o un opera di divulgazione e di sostegno per l'arte del fumetto è una piccola macchina da soldi che sfrutta il tallone debole del fumettaro, il collezionismo.
Di tutto questo caos cosa ne abbiamo noi lettori o come nel mio caso anche aspiranti autori?
a mio avviso nulla. non nel breve periodo. Il fumetto tornerà nella sua nicchia, ma sarà una nicchia cambiata. Spero.
sabato 31 luglio 2010
Capitan America (morte e rinascita)
"Capitan America è morto, lunga vita a Capitan America"
Nel mondo incantato dei super-eroi la morte è qualcosa che prima o poi colpisce tutti. In un modo o nell'altro.
Ok, succede anche a noi comuni mortali ma la differenza è che noi almeno siamo vivi, e che i super-eroi, presto o tardi tornano. Sempre!
Non molto tempo fa, la morte per i super-eroi, era un modo per uscire di scena quando la testata non vendeva più. La morte arrivava frettolosa e provava ad essere dignitosa coinvolgendo lo sfortunato eroe in epiche battaglie dove si immolava, di solito, per la salvezza di uno o di molti o di tutti, una differenza di poco conto. Naturalmente quando nelle Grandi Case ci sono dei vuoti di idee si tende a rilanciare qualche super-eroe defunto e dimenticato cercando cosi, con la sua rinascita-resurrezione, di far sopravvivere una determinata testata.
Ma come poteva tornare qualcuno dal mondo dei morti? Allora gli autori si scervellavano con ipotesi assurde e macchinose. Si hanno così cloni morti al posto dell'originale, dimensioni parallele, viaggi nel tempo, lotte negli inferi, patti col diavolo etc. Di solito dopo il primo episodio il "ritorno" smette di essere un problema e si va avanti come niente fosse successo. Tranquillamente.
Poi c'è stata la guerra civile. Civil War. Eroi contro eroi. Una saga che ha cambiato il rapporto tra il mondo fitizio e la realtà. La sua estrema conclusione è stata quando Capitan America è morto. Una morte simbolica e reale avvenuta a tradimento prima che Cap subisse il processo per gli avvenimenti della Guerra Civile (lui era contro la registrazione e la sua fazione è stata sconfitta, o meglio, lui ha ordinato di deporre le armi e si è consegnato al capo della fazione opposta, Tony Stark, alias Iron Man, vendicatore e amico di Cap).
Questa morte, orchestrata da Mark Millar e scritta da Ed Brubaker, uno scrittore molto hard-boiled, ha fatto molto parlare sia per il suo simbolismo sia per la sua tragicità. Molti si chiedevano: -ma è veramente morto?- la risposta era sempre la stessa: -si, capitan america è morto-.
Sono passati tre anni, e ora siamo nel Regno Oscuro di Norman Osborn (alias Iron Patriot ora, prima Goblin) e Capitan America, il vero, il primo Steve Rogers sta per risorgere con la miniserie , sempre di Brubaker, Reborn.
Naturalmente.
Ma cosa rende questa morte e rinascita diversa dalle altre di cui accennavo all'inizio? Prima di tutto non è stata una morte dettata da necessità, far fuori Capitan America non è facile è un personaggio che vive da 60-70 anni e scusate se è poco. Poi non è stata affatto sconclusionata ne macchinosa. E' stato ucciso. Anche se la rinascita è fedele ai cliché dei viaggi del tempo e/o spaziotemporali ma a renderla diversa, a mio avviso, è il livello della narrazione, quella narrazione che sta facendo appassionare molti lettori verso il complicato e complesso mondo dei super-eroi.
domenica 25 luglio 2010
Shamo. Nato per combattere

Shamo è il nome di una razza di galli da combattimento ma anche uno dei fumetti più belli che ho letto.
E' un fumetto realistico, duro e a modo suo poetico, una poesia fatta di vignette che fotografano particolari dando un ritmo esatto alla narrazione per poi esplodere in immagini evocative.
I combattimenti non sono fatti da pose plastiche, sguardi cattivi, colpi segreti o altre cose tipiche dei manga "picchiaduro". Nelle vignette sono fotografati dettagli in rapida sequenza. Un piede che si sposta, un muscolo che si flette, una riflesso. Tutto questo senza la minima didascalia, poche onomatopee. Le poche parole durante i dialoghi sono i pensieri del protagonista che molto spesso si trasformano in immagini evocative.
La storia è molto complessa e le vicende si susseguono veloci e senza indugiare in ripensamenti, i cicli narrativi si chiudono violentemente e non lasciano entrare luce nel mondo oscuro di Rio Narushima.
Rio Narushima è il personaggio di questo manga sul karate, ma non è di certo un eroe anzi, la sua storia inizia con l'omicidio dei propri genitori, proprio da parte sua, in una calda sera d'estate. L'autore non indugia e il manga inizia a omicidio già compiuto. Rio si sentiva chiuso in trappola, soffocato dalla propria famiglia, senza via d'uscita. Si era reso conto che tutto quello che faceva, studiare per diventare il migliore della classe e aspirare ad entrare alla più prestigiosa università di Tokyo, suonare il piano, non lo faceva per se, ma per assecondare i desideri dei propri genitori. Questa consapevolezza lo ha portato al gesto estremo. Dalla strage si è salvata solo la sorella Natsumi Narushima a cui Rio è molto legato. Rio è anche convinto di aver liberato la sorella dal giogo familiare.
Rio è un ragazzo mingherlino, da studiose e le sue mani da pianista non hanno mai dato un pugno. Ne mai ne ha preso uno. In riformatorio, per quelli come lui, la vita non è facile. Il fatto che ha ucciso i propri genitori di certo non aiuta a guadagnarsi il rispetto e dalla prima notte subisce violenza da un gruppo di detenuti.
Non voleva subire il giogo dei genitori ma si trova a subirne uno ben più doloroso. Tutto questo ci viene raccontato con freddo distacco, l'autore non da spazio a riflessioni ne a facili morali. non nasconde la testa dentro la sabbia ma attraverso i suoi occhi ci fa vedere tutto il lato oscuro della vita.
E' in riformatorio che Rio conosce il karate e attraverso di questo inizia il suo cammino prima improntato sulla vendetta poi sulla sopravivenza.
Esce dopo due anni e si trova solo. I parenti hanno voltato le spalle a lui e alla sorella che ha espresso tutto il suo odio verso il fratello nell'unica visita che gli ha fatto dove le ha dichiarato che sarebbe andata a vivere in città e si sarebbe prostituita.
La prostituzione è anche il sostentamento di Rio. E' molto richiesto e ha modo di sfogare la sua rabbia facendo da guardia spalle per la yakuza. Fino a quando non vede combattere in tv Naoto Sugawara, un karateka che sembra avere tutto, soldi, fama successo ma nonostante tutto combatte come se ne andasse della sua vita. A vederlo Rio ha un illuminazione e si mette in testa di affrontarlo.
Varie vicessitudini portano Rio al duello finale sul ring del Lethal Fight. Dove alla fine perde andando Ko, svenendo in piedi, col corpo martoriato dai colpi pesanti di Naoto.
La storia continua ma la narrazione resta sempre distaccata e fredda, a volte allucinata.
Un manga davvero oscuro la cui publicazione è stata interrotta sia in patria (dove comunque è ripresa sotto un'altra casa editrice) sia in Italia dove invece è ferma al 19esimo volume in cui si vede l'entrata in scena dei Cani Neri, una specie di cellula dormiente della scuola di karate a cui appartiene Naoto Sugawara.
Come dicevo Rio è il protagonista di questo manga ma non ne è l'eroe infatti negli ultimi numeri lui non appare più, ma il posto di protagonista viene preso da Toma Takahara un ballerino che abbandona un fulgido presente per apprendere l'arte del karate e sfidare con lo scopo di redimere Rio Narushima.
In questo manga ci sono forti riferimenti alla realtà del karate in Giappone, degli interessi economici che ci sono dietro, dei produttori televisivi senza scrupoli, della yakuza
un manga a tinte forti ma che dipinge la vita dove vita non c'è.
martedì 6 luglio 2010
KICK-ASS spacca!

Mark Millar è un fottuto genio! Va bene, forse sto esagerando con l'entusiasmo ma secondo me Mark Millar sta al fumetto come Tarantino sta al Cinema. I dialoghi ,ad esempio, surreali e volgari; le citazioni, il ritmo della narrazione. Sono tutte cose che fanno di Millar uno degli autori di fumetti più "cool" del momento. Assieme a B.M. Bendis ha dato vita alla nuova rinascita dei super eroi, l'Universo Ultimate di cui si è occupato principalmente delle prime due (fantastiche?) stagioni di Ultimates. Ma ha anche scritto il cross-over che ha rivoluzionato gli equilibri dell'Universo Marvel Classico: Civil War!
Lo Scozzese Millar è anche autore di Wanted (tradoto pessimamente in film) serie cattiva sui super eroi e dove inizia la sua analisi spietata, irriverente, divertente verso il mondo fittizio degli eroi in calzamaglia. L'ultima sua prova, in questo senso, è Kick-Ass! dove il nostro sovverte il principio che vige da un po' nel mondo dei comics supereroistici che tendono a portare la realtà nel mondo dei super eroi, lui, porta i super eroi nella realtà! Ma se in Wanted i super poteri e le altre finzioni tipiche di questo mondo esistono ancora in Kick-Ass c'è solo un nerd che non si accontenta di fare cosplay, ma si mette in testa di diventare il primo super eroe del mondo reale. Le cose non vanno esattamente come aveva previsto e si ritrova ben presto all'ospedale con un bel po' di ossa rotte. Nonostante tutto, una volta uscito riprende la sua opera di caccia al crimine e cosi incontra altri personaggi come lui (per come lui intendo demenziali, assurdi).
La trama è semplice ma ci sono numerosi colpi di scena davvero sorprendenti ma è anche divertente il gioco delle citazione che costantemente pervadono i dialoghi dei personaggi.
Anche di questo è in uscita un adattamento cinematografico ma come amante del fumetto credo che al cinema tutto questo risulterà finto, esagerato. Non fraintendetemi, anche il fumetto è finto ed esagerato ma cavolo quanto è divertente.
sabato 26 giugno 2010
le donne nei fumetti

stavo pensando di scrivere qualcosa sul ruolo delle donne nei fumetti ed è quello che farò ma mi permetto di ignorare Mafalda di Quino che non credo di riuscire ad inserirla nel contesto.
iniziamo
il fumetto generalmente viene inteso come una cosa "da ragazzi". Ma forse sarebbe più corretto iniziare a parlare al passato.
essendo una cosa da ragazzi il fumetto non dava molto spazio al gentil sesso. Ed è andata così per mooooolto tempo, cioè fino a quando nelle pagine dei fumetti iniziarono ad apparire le BadGirl. Come capostipite di questa specie alquanto pericolosa viene (unanimemente?) indicata Vampirella. E di certo non è un icona del femminismo. Fatto sta che nonostante tutto la procace vampira sia arrivata fino a noi e grazie a lei le donne hanno iniziato a frequentare il mondo dei fumetti.
In Giappone le cose invece vanno diversamente in quanto, gli amici del sol levante, hanno una cosa strana, utopica quasi, gli SHOJO cioè i fumetti per le ragazze!!! (impensabile). Quindi non è impensabile pensare che qualche ragazza che legge le sue avventure romantiche a fumetti sogni di diventare una autrice. Così abbiamo le Clamp, Rumiko Takahashi (che viene indicata come una delle donne più ricche del Giappone), Rioko Ikeda e tante altre che ad elencarle tutte si rischia di dimenticarne qualcuna. Quindi nel paese del sol levante le donne hanno un ruolo attivo nei fumetti e non rilegato a quello di "oggetto del desiderio".
Gli anni passano e i manga sdoganano in occidente e con loro un mare di nuovi stimoli culturali che esplodono letteralmente con gli Anime degli anni 80 che oltre ai robottoni virili ed eroici propongono anche storie romantiche e tristemente dolci. Fino ad arrivare alla seconda invasione. Sailor Moon e le sue guerriere alla marinara (niente a che fare con la Pizza) guidano una vera e propria invasione a tappetto, su tutti i fronti.
Ora non è strano incontrare ragazze (anche donne ormai) esperte di fumetti peggio di certi nerd-otaku e anche se in tono minore iniziano ad apparire anche da noi eroine dei fumetti, il primo esempio che mi viene è quello di Legs Weaver, comprimaria della serie fantascientifica Nathan Never e poi titolare di una sua testata nella quale iniziano ad apparire anche nomi di donna tra i titoli di coda.
Ora abbiamo Giulia (bellissimo giallo) ma abbiamo anche donne che diventano autrici di fumetti e che riscuotono un certo successo (niente a che vedere con le loro controparti nipponiche...) abbiamo Elena de Grimani, dany&dany, giovani donne che lavorano perlopiù per il mercato estero. Ma abbiamo anche Paola Barbato che oltre a scrivere bellissime storie per Dylan Dog (lui e le donne... un altro caso che dovrei approfondire, ma vi annoierei) è una apprezzata scrittrice di gialli.
Insomma viva le donne (yatah)
venerdì 4 giugno 2010
Le origini dell'universo Ultimate.
La linea Ultimate nasce con l'intento di ringiovanire, sfoltire, semplificare personaggi e dinamiche che vantano decine di anni di storie che in modo più o meno pesante sono legate tra loro; per dirla alla americana in "continuity".
La continuity è qualcosa che bisogna sempre tenere in conto quando si ha a che fare con le storie dei super eroi e molto spesso limita l'accessibilità di molte storie che seppur valide disorientano non poco il lettore occasionale. (ammetto che io stesso ero intimorito dagli albi dei super eroi proprio per quella sensazione di trovarsi in una festa già iniziata...)
Comunque sia, le origini dell'Universo Classico Marvel sono sempre soggette a libere interpretazioni dei vari autori sta alla loro fantasia saper aggiungere un dettaglio, cambiare un punto di vista senza bruciare i precedenti (a meno che non siano proprio osceni...). Quindi la scelta di B.M. Bendis (deus ex machina della marvel attuale) di dare all'universo Ultimate una origine univoca mi lascia un po' con l'amaro in bocca e un dubbio.
Perché sono u mutanti ad essere frutto del siero del super soldato e non viceversa?
A mio avviso sarebbe più plausibile questa seconda opzione in quanto la formula del siero potrebbe essere un tentativo di ricreare in vitro il gene X con tutto quello che poi ne deriverebbe (cioè una mutazione...).
Anche se editorialmente è ancora relativamente giovane l'Universo Ultimate (o Ultiverso o UU) deve sempre e dovrà comunque fare i conti col suo cugino più grande l'Universo Marvel originale dalla quale direttamente discende anche se la volontà di renderlo indipendente è presente. Tutto dipende dalla strada che seguirà verso l'indipendenza. Credo che il reset delle testate avvenute a seguito dell'evento Ultimatum sia da vedere in quest'ottica. Personalmente ho trovato un Spiderman un po' più manga (graficamente) e adolescente. Non lo so ma forse Bendis ha troppe cose in testa per potersi dedicare alla sua "creatura" (verrò linciato per averlo detto). Mentre il fronte Avengers sembra sempre interessante e più maturo
vediamo vediamo...
La continuity è qualcosa che bisogna sempre tenere in conto quando si ha a che fare con le storie dei super eroi e molto spesso limita l'accessibilità di molte storie che seppur valide disorientano non poco il lettore occasionale. (ammetto che io stesso ero intimorito dagli albi dei super eroi proprio per quella sensazione di trovarsi in una festa già iniziata...)
Comunque sia, le origini dell'Universo Classico Marvel sono sempre soggette a libere interpretazioni dei vari autori sta alla loro fantasia saper aggiungere un dettaglio, cambiare un punto di vista senza bruciare i precedenti (a meno che non siano proprio osceni...). Quindi la scelta di B.M. Bendis (deus ex machina della marvel attuale) di dare all'universo Ultimate una origine univoca mi lascia un po' con l'amaro in bocca e un dubbio.
Perché sono u mutanti ad essere frutto del siero del super soldato e non viceversa?
A mio avviso sarebbe più plausibile questa seconda opzione in quanto la formula del siero potrebbe essere un tentativo di ricreare in vitro il gene X con tutto quello che poi ne deriverebbe (cioè una mutazione...).
Anche se editorialmente è ancora relativamente giovane l'Universo Ultimate (o Ultiverso o UU) deve sempre e dovrà comunque fare i conti col suo cugino più grande l'Universo Marvel originale dalla quale direttamente discende anche se la volontà di renderlo indipendente è presente. Tutto dipende dalla strada che seguirà verso l'indipendenza. Credo che il reset delle testate avvenute a seguito dell'evento Ultimatum sia da vedere in quest'ottica. Personalmente ho trovato un Spiderman un po' più manga (graficamente) e adolescente. Non lo so ma forse Bendis ha troppe cose in testa per potersi dedicare alla sua "creatura" (verrò linciato per averlo detto). Mentre il fronte Avengers sembra sempre interessante e più maturo
vediamo vediamo...
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