domenica 18 settembre 2011
Sucker Punch
"Tutto ciò che vediamo o sembriamo non è altro che un sogno in un sogno." cit Edgar Allan Poe
Questo film, "sucker punch" è stato atteso al varco da molti. Un film con molte buone premesse, ultimamente, significa una grande delusione, fregatura. A leggere un paio di blog e recensioni in giro si capisce che l'Italia non si fa abbindolare da promesse di "alice nel paese delle meraviglie coi draghi e i mitra" (ma se lo avrebbe detto tremonti magari ci avrebbe pure creduto...).
In effetti il film è quello che mi aspettavo. una bella confezione ma abbastanza povera di contenuti. Appena uscito nelle sale americane, su DeviantArt, imperversavano fan-art e cosplay. Cose che spaventano. Come "avatar" che mi sono rifiutato di vedere. Però questo "sucker punch" avevà un nonsochè di underground, di giovane e alternativo che mi ha fatto vincere "la paura".
L'intro è spettacolare. Da graphic novel. Con una Sweet Dream triste e disperata, schizofrenica cantata dall'attrice protagonista Emily Browning (aka Babydoll). Mi fa quasi desiderare che tutto il film sia su quel registro. In breve, l'intro, parla di una ragazza a cui muore la madre. Il patrigno cattivo però vuole impossessarsi dell'eredità e tenta di uccidere la ragazza, non ci riesce e prova a fare lo stesso con la sorella della protagonista, più giovane e indifesa. Nel tentativo di difenderla la uccide accidentalmente, dando così al patrigno un occasione d'oro per impossessarsi dell'agognato patrimonio. Fa rinchiudere la figlia in un manicomio e elargendo mazzette riesce a prenotare una lobotomia per la figlia. La storia inizia qui. Però è un altra storia. Quella di Babydoll, un orfana, venduta ad uno strano, esclusivo e particolare bordello. Con le sue amiche di disavventura Rockett, Amber, Blondie e Sweet Pee organizzano la fuga. I protagonisti sono gli stessi che vediamo nel breve intro, ma interpretano ruoli diversi, così abbiamo la psicologa che diventa maitress, il dottore che diventa il padrone del bordello e così via. Già questo cambio di binario, o questa corsa a doppio binario potrebbe disorientare ma come in un gioco di scatole cinesi, si amplia ancora e così veniamo catapultati in quel mondo che il regista ha definito "un paese delle meraviglie con i draghi e i mitra". Infatti la nostra Babydoll, quando deve ballare, con la bella canzone di Bjork "army of love", entra in un mondo tutto suo dove è una guerriera vestita alla marinara (niente cristalli della luna però) armata di pistola e katana che deve combattere di volta in volta (struttura da gioco di ruolo con grafica da videogame) mostri sempre più potenti sconfiggendo i quali riceve degli "oggetti" (items) che servono a liberarla . Questi oggetti poi vengono usati nel mondo "reale" e raccolti tutti dovrebbero consentire la fuga delle ragazze.
Alla fine non va tutto bene e le compagne di Babydoll muoiono ad una ad una (a dire il vero muoiono nel giro di 10 minuti...) chi si sacrifica per salvare l'eroina, chi viene giustiziata. Alla fine si salva solo l'eroina, Babydoll, e Sweet Peach ma alla fine, in un lampo di consapevolezza Babydoll capisce di essere lei "l'oggetto" misterioso, l'ultimo che garantisce la fuga da quel mondo e sacrificandosi permette la fuga dell'amica.
Poi la scena torna al manicomio dove osserviamo come i danni prodotti nel mondo alternativo siano successi anche in quello reale.
cazzettone finale
END
allora in tutto questo spostarsi in mondi paralleli bisogna dire che visivamente è un gran bel film. Potente nelle parti fantasy e romantico in quelle più reali del bordello, tanto da farlo assomigliare per certi versi a Moulin Rouge, vuoi per le musiche e la loro funzione vuoi per l'ambientazione. Il lato negativo sono le domande senza risposta e il gusto di insoddisfazione alla soluzione finale... ma per alice nel paese delle meraviglie con i draghi e i mitra non si deve chiedere troppo.
sabato 20 agosto 2011
X-Men Forever
Premetto che non sono un esperto di Storia Marvel. Mi sono avvicinato da poco al complesso e variopinto mondo dei super eroi in calzamaglia grazie a quel "Ultimate Spider-Man" uscito in edicola nei "Classici del fumetto - serie Oro". Da allora ho iniziato a frequentare l'ambiente dei super e, complice anche la recente invasione dei "cinecomics", ne sono rimasto affascinato, invischiato come nella tela del fatidico ragno. Questo per dire che io degli X-Men, quelli classici, non sono un esperto ma ho letto abbastanza editoriali per sapere che Chris Clearmont (o meglio X-Chris) ha scritto le pagine più importanti di questa testata. La Marvel, in uno slancio di generosità, ha dato la possibilità al rinnegato Chris di scrivere di nuovo per gli Uomini X e di farlo a modo suo. Ovviamente slegato dalla continuity.
Questo è "X-Men Forever", arrivato al terzo volume in Italia. Credo che sia un'operazione nostalgia bella e buona; nel bene e nel male. Tra dialoghi interiori delle tormentate protagoniste e sexy cattive antagoniste sembra davvero di leggere un fumetto di 20anni fa e neppure i disegni sono degni di nota. Non me ne vogliano gli X-Fans ma più vado avanti più mi accorgo che non tutte le ciambelle riescono col buco.
In definitiva questo "X-Men Forever" non ha un target di riferimento, gli adolescenti che trovavano intriganti gli X-Men allora, oggi hanno come minimo 30anni e la sospensione dalla realtà ha un limite, mentre gli adolescenti di oggi hanno altri interessi che vedere sexy eroine in calzamaglia e assistere a dialoghi interiori poco credibili.
E io perché lo compro?
un po di spoiler? Wolvie muore, la Bestia flirta con Jean "fenice" Grey, sabretoth diviene un membro degli X-men e si scopre (?) essere il padre dell'artigliato canadese. Tempesta tradisce e diviene la regina del Wakanda (dopo aver fatto uccidere suo marito Pantera Nera), Colosso è tornato nella madre Russia e sta con Natasha Romanov (aka Vedova nera) con gran dispiacere (e qui i dialoghi interiori si sprecano) di Kitty Pride...
sabato 6 agosto 2011
Raqiya - un bel manga (finalmente)
Da un po di tempo mi lamento del fatto che girino pochi manga interessanti (dal mio punto di vista) e avevo quasi abbandonato la speranza di emozionarmi nuovamente per questa forma di fumetto che tanto mi ha dato per la mia crescita (se non intellettuale, artistica quantomeno).
La storia di Raqiya è un Mistery-Horror di stampo mistico, tratta infatti di divinità Gnostiche. Una ragazza, Luna, perde i suoi genitori e tutta la sua famiglia in un incidente stradale in America. Le si presenta una divinità di Sangue che le offre un patto; dodici vite sacrificali in cambio della sua famiglia. Sette anni dopo la vita di Luna sembra trascorrere normalmente ma un uomo misterioso le si presenta riportandole alla mente i ricordi cancellati di quel terribile incidente. Infatti l'uomo assisti all'incidente e alla terribile apparizione della Divinità. L'uomo in preda ad un raptus di follia si precipita sulla casa di Luna con un camion-cisterna uccidendo così, nuovamente, la famiglia di Luna. Adottata dallo zio paterno, torna in Giappone dove cerca di tornare alla normalità, ma la Divinità non è ancora sazia e chiede ancora il suo tributo di sangue. Sullo sfondo intrighi di multinazionali.
Questa storia è ben supportata dai disegni del coreano Boichi il cui stile mi ha particolarmente colpito. Adoro i manga realistici ma molte volte le vignette non si amalgamano bene tra loro. Infatti capita spesso che le vignette realizzate con riferimenti fotografici differiscano dallo stile del disegno del manga dando una sensazione orribile di copia-incolla o, peggio ancora, di fotocopia (sensazione che ho avuto con Death Note, ad esempio). In questo manga non si avverto questo gradino e anzi riesce ad inserire le classiche vignette umoristiche in stile deformed, tipiche dei manga, senza scalfire il realismo o la leggibilità della storia, anzi, questi siparietti comici contribuiscono alla riuscita della storia smorzando il ritmo e facendoci conoscere meglio le caratteristiche dei personaggi (per ora i principali sono Luna, e due suoi amici) senza penalizzare il taglio realistico.
Il manga è composto da 5 tankobon in Italia proposti da Planet Manga.
Spero di leggere altri manga come questi.
La storia di Raqiya è un Mistery-Horror di stampo mistico, tratta infatti di divinità Gnostiche. Una ragazza, Luna, perde i suoi genitori e tutta la sua famiglia in un incidente stradale in America. Le si presenta una divinità di Sangue che le offre un patto; dodici vite sacrificali in cambio della sua famiglia. Sette anni dopo la vita di Luna sembra trascorrere normalmente ma un uomo misterioso le si presenta riportandole alla mente i ricordi cancellati di quel terribile incidente. Infatti l'uomo assisti all'incidente e alla terribile apparizione della Divinità. L'uomo in preda ad un raptus di follia si precipita sulla casa di Luna con un camion-cisterna uccidendo così, nuovamente, la famiglia di Luna. Adottata dallo zio paterno, torna in Giappone dove cerca di tornare alla normalità, ma la Divinità non è ancora sazia e chiede ancora il suo tributo di sangue. Sullo sfondo intrighi di multinazionali.
Questa storia è ben supportata dai disegni del coreano Boichi il cui stile mi ha particolarmente colpito. Adoro i manga realistici ma molte volte le vignette non si amalgamano bene tra loro. Infatti capita spesso che le vignette realizzate con riferimenti fotografici differiscano dallo stile del disegno del manga dando una sensazione orribile di copia-incolla o, peggio ancora, di fotocopia (sensazione che ho avuto con Death Note, ad esempio). In questo manga non si avverto questo gradino e anzi riesce ad inserire le classiche vignette umoristiche in stile deformed, tipiche dei manga, senza scalfire il realismo o la leggibilità della storia, anzi, questi siparietti comici contribuiscono alla riuscita della storia smorzando il ritmo e facendoci conoscere meglio le caratteristiche dei personaggi (per ora i principali sono Luna, e due suoi amici) senza penalizzare il taglio realistico.
Il manga è composto da 5 tankobon in Italia proposti da Planet Manga.
Spero di leggere altri manga come questi.
sabato 18 giugno 2011
Lords of Chaos (bordello nella testa)
Lords of Chaos è un libro un libro sul Black Metal e sulla sua feroce apparizione nella scena musicale e nella cronaca nera, con uguale intensità, nella prima metà degli anni novanta in Norvegia e via via in altre regioni Scandinave, nel resto d'Europa e negli Stati Uniti (anche se adesso ci sono formazioni in Cina, Nuova Zelanda, Medio Oriente...).
Per chi conosce questa scena musicale sa che viene associata al satanismo, in modo più o meno sbagliato. In questo libro viene analizzato il rapporto effettivo col satanismo da parte degli appartenenti alla scena e sopratutto viene analizzata la vicinanza ideologica al nazionalismo e al nazismo.
Ho riflettuto sul rapporto controverso tra musica e politica, in un contesto territoriale.
La Sardegna non è la Norvegia ma le tradizioni pagane che hanno dato un identità al Black metal e fornito un alibi più ponderato e meno infantile del Satanismo per il rogo delle chiese sono presenti in un modo abbastanza simile. Ovvero, di simile c'è la riscoperta, da parte di molti giovani delle radici pagane della Nostra Isola. Per la maggior parte queste radici sono vendute sotto forma di Souvenir ai turisti o come una scusa per far bisboccia; ma c'è una parte di persone che si occupano di queste radici seriamente e si impegnano per raccoglierle e tramandarle. Appare ovvio, quindi, che la riscoperta di queste radici va di pari passo con la nascita o l'evoluzione di qualche movimento politico che mette un forte accento sulle tradizioni storiche e culturali della Sardegna. Un movimento che attira i giovani che a loro volta vengono attratti dal "mondo che c'era una volta" fatto di tradizioni ancestrali, janas e figure minacciose rappresentate tuttora dal baccano delle maschere tradizionali del carnevale.
Il Black Metal norvegese ha compiuto questo cammino di avvicinamento all'ala ultra nazionalista tramite una condivisione di simboli ma non credo abbiano molto di più in comune anche se molti personaggi chiave (Varg Vikernes su tutti) si schierano in maniera controversa sulle posizioni dei movimenti anti-semiti. Va detto che la Norvegia non è l'America e il problema dell'immigrazione non è a livello da poter dare una qualche giustificazione sociale alle prese di posizione. Secondo me c'è stato un processo di avvicinamento da parte dei Nazionalisti norvegesi verso la scena Black Metal quando hanno visto in loro un potenziale distruttivo e propagandistico. Per sua natura il Black Metal è un genere estremo, sotterraneo e oscuro. L'evoluzione che c'è stata dai Venom ai Mayhem è molto profonda. Dai testi infantili e inneggianti al "signore oscuro" ai testi di matrice fantasy. Poi si scopre che la loro terra, la Norvegia ha molto da condividere col fantasy che loro interpretavano nei Giochi di Ruolo e prendono molto seriamente la mitologia Norrena e qui ci può essere il primo punto d'incontro tra la musica e la politica. Il nazismo Hitleriano è impregnato di mitologia, di rune e di temi e valori figli di quella cultura ormai sepolta. Il resto è tutto, o perlopiù -secondo me- figlio dell'attenzione morbosa dei media.
Per ultimo, quello che vorrei dire è che la musica schierata politicamente non è solo il Black Metal e personalmente non mi riconosco negli ideali espressi da molti gruppi ma continuo ad ascoltare la loro musica, forse con più coscienza sul significato delle loro canzoni. Dicevo condannare un genere musicale perché schierato politicamente è ingiusto. In Italia la musica schierata politicamente esiste e ha raggiunto posizioni in classifica, certo esiste anche una realtà underground meno nota ma gruppi come Modena City Rumblers, 99posse sono noti al grande pubblico e nei loro testi sono espliciti i riferimenti a politiche sinistrorse. Sarebbe ipocrita dire che fanno musica "socialmente impegnata" come ascoltare gli Assalti Frontali non fa di me uno "impegnato politicamente o socialmente".
domenica 5 giugno 2011
sarah jezebe deva... e l'adolescenza inquieta
Ultimamente sto tornando a scrivere e disegnare, non quanto e soprattutto non come vorrei ma è pur sempre qualcosa meglio di prima. Non so se posterò mai qualche storia o qualche disegno qui ma è molto probabile che si alternino alle recensioni e ai patetici post personali. Poi vorrei fare post più generali. Work in progress dai. Ma ora torniamo alle cose serie.
Io ero, ai tempi, un grande ammiratore di Sarah Jezebel Deva, la sua voce nei cd dei Cradle of Filth era qualcosa di innaturale, celestiale e diabolica assieme. Ho scoperto che la nostra Sarah ha intrapreso anche la carriera solista. Dopo aver prestato la sua voce a una miriade di gruppi più o meno importanti in maniera più o meno influente, Sarah J.D. si è fatta un suo gruppo, gli Angtoria, dei quali è uscito da poco il loro secono album.
Logico che abbia deciso di ascoltare i suoi lavori. sia con gli Angtoria sia di JD solista e alla fine sono rimasto deluso, anzi peggio, indiferente. La voce non da particolari stimoli e non brilla per tecnica o originalità. La band nel complesso si limita ad accompagnare "il pezzo grosso". Di certo non mancano i gruppi cosidetti "gotic" che perlopiù sono "female fronted" e molto spesso basta che sia una donna al microfono per ettichettare come gotic una band. Ma ancora peggio è che il successo di queste band, il più delle volte viene sancito dall'avenenza della cantante...
senza offesa, non credo questo sia il caso di JD.
Io ero, ai tempi, un grande ammiratore di Sarah Jezebel Deva, la sua voce nei cd dei Cradle of Filth era qualcosa di innaturale, celestiale e diabolica assieme. Ho scoperto che la nostra Sarah ha intrapreso anche la carriera solista. Dopo aver prestato la sua voce a una miriade di gruppi più o meno importanti in maniera più o meno influente, Sarah J.D. si è fatta un suo gruppo, gli Angtoria, dei quali è uscito da poco il loro secono album.
Logico che abbia deciso di ascoltare i suoi lavori. sia con gli Angtoria sia di JD solista e alla fine sono rimasto deluso, anzi peggio, indiferente. La voce non da particolari stimoli e non brilla per tecnica o originalità. La band nel complesso si limita ad accompagnare "il pezzo grosso". Di certo non mancano i gruppi cosidetti "gotic" che perlopiù sono "female fronted" e molto spesso basta che sia una donna al microfono per ettichettare come gotic una band. Ma ancora peggio è che il successo di queste band, il più delle volte viene sancito dall'avenenza della cantante...
senza offesa, non credo questo sia il caso di JD.
mercoledì 20 aprile 2011
Fumetti ad ampio spettro
Si parla tanto di come le nuove tecnologie abbiano influito (più o meno negativamente) su musica e cinema. Il cugino povero del cinema, il fumetto, non è stato risparmiato da queste problematiche. Proviamo ad esaminare cosa abbia significato per il fumetto il doversi confrontare con le nuove tecnologie (che ormai tanto nuove non sono più).
Sicuramente Internet ha contribuito in maniera considerevole alla diffusione e all'esplosione del “fenomeno manga” ma allo stesso tempo è stato colpevole di diseducazione sul mezzo espressivo in generale. Da un lato abbiamo ragazzi che scaricano o guardano in streaming ogni serie che esca in Giappone, dall'altro abbiamo il solito dramma dell'editoria e tutte le sue conseguenze. In effetti l'influenza degli effetti della globalizzazione è simile a quella delle altre industrie di intrattenimento (musica e cinema).
Ma le differenze quali sono?
Ad esempio la diffusione in rete dei contenuti è molto diversa da quella raggiunta da film e musica. Mentre per la musica la differenza tra un mp3 scaricato dal mulo e una traccia di un cd originale è perlopiù irrilevante, infatti dipende da come si ascolta la musica e dall'impianto audio a disposizione, e per i film le differenze sono minime per quanto riguarda la qualità e, come per la musica, la qualità finale dipende da come si usufruisce del prodotto (TV, surround, lettore...). Per i fumetti, le scanslation, la qualità finale è dipendente direttamente da come viene digitalizzato il prodotto. Fare scanslation è un lavoro artigianale al contrario di musica e film dove la maggior parte del lavoro viene affidato al processore. Bisogna slegare il fumetto a singoli fogli, scannerizalo e poi rilegarlo nuovamente. Questo incide anche sul prodotto originale iniziale, cosa non da poco. Naturalmente non tutti fanno questo, così in rete si trovano tantissime scanslation che sono praticamente fotocopie e nulla più.
Il vantaggio è la diffusione che il prodotto può raggiungere grazie ad Internet. Fino ad un decennio fa la diffusione del fumetto era generalmente rilegata alle sole edicole e solo in una minima percentuale ai circuiti delle librerie specializzate limitando così di fatto gli orizzonti degli appassionati. Ora la produzione di pubblicazioni specifiche per il circuito librario non è più un limite alla diffusione. Anche per gli indipendenti la possibilità di vendere il loro prodotto direttamente sulla rete è un vantaggio non indifferente e possono raggiungere un visibilità che non era pensabile fino a poco tempo fa.
Ultimamente si parla di prodotti studiati appositamente per il mercato digitale, questo è stato già teorizzato da Will Eisner nei suoi manuali sul fumetto. Bisogna ricordare che Eisner non era un giovane ventenne quando scrisse le sue teorie sulla digitalizzazione del fumetto, ma era semplicemente Eisner, il padre del fumetto occidentale moderno.
Sicuramente Internet ha contribuito in maniera considerevole alla diffusione e all'esplosione del “fenomeno manga” ma allo stesso tempo è stato colpevole di diseducazione sul mezzo espressivo in generale. Da un lato abbiamo ragazzi che scaricano o guardano in streaming ogni serie che esca in Giappone, dall'altro abbiamo il solito dramma dell'editoria e tutte le sue conseguenze. In effetti l'influenza degli effetti della globalizzazione è simile a quella delle altre industrie di intrattenimento (musica e cinema).
Ma le differenze quali sono?
Ad esempio la diffusione in rete dei contenuti è molto diversa da quella raggiunta da film e musica. Mentre per la musica la differenza tra un mp3 scaricato dal mulo e una traccia di un cd originale è perlopiù irrilevante, infatti dipende da come si ascolta la musica e dall'impianto audio a disposizione, e per i film le differenze sono minime per quanto riguarda la qualità e, come per la musica, la qualità finale dipende da come si usufruisce del prodotto (TV, surround, lettore...). Per i fumetti, le scanslation, la qualità finale è dipendente direttamente da come viene digitalizzato il prodotto. Fare scanslation è un lavoro artigianale al contrario di musica e film dove la maggior parte del lavoro viene affidato al processore. Bisogna slegare il fumetto a singoli fogli, scannerizalo e poi rilegarlo nuovamente. Questo incide anche sul prodotto originale iniziale, cosa non da poco. Naturalmente non tutti fanno questo, così in rete si trovano tantissime scanslation che sono praticamente fotocopie e nulla più.
Il vantaggio è la diffusione che il prodotto può raggiungere grazie ad Internet. Fino ad un decennio fa la diffusione del fumetto era generalmente rilegata alle sole edicole e solo in una minima percentuale ai circuiti delle librerie specializzate limitando così di fatto gli orizzonti degli appassionati. Ora la produzione di pubblicazioni specifiche per il circuito librario non è più un limite alla diffusione. Anche per gli indipendenti la possibilità di vendere il loro prodotto direttamente sulla rete è un vantaggio non indifferente e possono raggiungere un visibilità che non era pensabile fino a poco tempo fa.
Ultimamente si parla di prodotti studiati appositamente per il mercato digitale, questo è stato già teorizzato da Will Eisner nei suoi manuali sul fumetto. Bisogna ricordare che Eisner non era un giovane ventenne quando scrisse le sue teorie sulla digitalizzazione del fumetto, ma era semplicemente Eisner, il padre del fumetto occidentale moderno.
domenica 17 aprile 2011
Evilenko
Non è propriamente un film horror ma spaventa ed è comunque un bel film.
Evilenko è il protagonista di questo film ambientato in una Russia che si libera a fatica del comunismo. E' ispirato ad un serial killer realmente esistito a Rostov, il mostro di Rostov appunto, un tale Andrej Romanovič Čikatilo, attivo fra il 1978 ed il 1990. In questi anni uccise 53 fra donne e bambini. Fu giustiziato nel febbraio del 1994.
Il film si regge tutto sull'ottima interpretazione di Malcom McDowell (il famoso Alex drugo di Arancia Meccanica, ma che in vecchiaia si è saputo ritagliare ruoli interessanti anche se non da protagonista. Gli halloween di rob zombie e la serie Heroes, ad esempio).
L'Evilenko del film è un uomo che non capisce la fine del comunismo e si trova disorientato nella nuova società che non capisce i suoi metodi. Lui è un insegnante delle medie e le sue lezioni sono propaganda comunista che non interessa minimamente ai suoi allievi. Comunque lui è convinto delle sue idee e accusa i colleghi di essere anticomunisti. Anche quando viene accusato di tentato stupro da una sua alunna si lamenta di essere vittima delle ritorsioni dei suoi colleghi anticomunisti. Nonostante questo, viene allontanato dalla scuola. Viene assunto dal KGB, ma il suo ruolo è solo quello di occupare una scrivania. E di viaggiare. Durante questi viaggi adesca bambini o giovani donne che uccide e in parte cannibalizza.
Dopo più di venti omicidi la polizia decide di intervenire e ingaggia un giovane e rampante Detective di trovare e fermare Il mostro di Rostov.
Le indagini iniziano ma le poche prove e testimonianze non portano a nessuna conclusione concreta. Fino a quando, nonostante si tratti di un “nemico del comunismo”, il Detective non decide di chiedere aiuto ad un psichiatra, sospettato anch'esso di essere il serial killer per via del suo passato da pedofilo omosessuale. Lo psichiatra trova presto Evilenko ma viene eliminato dallo stesso. L'escalation di omicidi non si ferma e i racconti delle vittime sono confusi, infatti Evilenko li ipnotizza per attirarli nel bosco dove cerca di stuprarli e ucciderli.
Evilenko viene catturato perché fortemente sospettato anche in assenza di prove e tramite dei trucchi psicologici viene indotto a confessare. Confessa più di 50 omicidi, quasi il doppio di quelli per cui era sospettato.
Il film si chiude con queste parole:
« Andrej Romanovic Evilenko
è stato dichiarato sano di mente
e colpevole.
È stato ufficialmente giustiziato
il 14 febbraio 1994.
L'esecuzione è avvenuta non si
sa dove e non si sa come.
Nel natale del 1993, due istituti di ricerca,
uno tedesco e uno americano, avevano
offerto all'ex Unione Sovietica importanti
somme di denaro per averlo.
Vivo. »
Come dicevo non è un film horror, ma un ritratto realistico del personaggio ma sopratutto del territorio e della società che fa da sfondo alle vicende. Certo ci sono scene da incubo sia per livello di sangue sia per perversione, ma non sono fini a se stesse e contribuiscono a fornirci un ritratto di “un comunista che mangiava i bambini”.
Il regista David Grieco è anche autore del libro che porta lo stesso titolo. Un ottima prova di regia ma quello che più affascina, ripeto, è l'interpretazione di Malcom McDowell.
Iscriviti a:
Post (Atom)









